Pillole di Educational | Monaco 215 CX, meglio 2 vie, 3 vie o 2 vie e mezzo?

Pillole di Educational di Audio Effetti torna qui con la sua dodicesima “puntata”. Oggi, Francesco Ferretti, Product Specialist Outline, ci parlerà dei diffusori Monaco 215 CX di Outline e a questo proposito ha deciso di dare il seguente titolo all’articolo che segue: “Meglio 2 vie, 3 vie o 2 vie e mezzo?!”

Francesco Ferretti si è avvalso della collaborazione del progettista Outline Francesco Simeoni che è stato braccio destro di Guido Noselli e dalla sua scomparsa si è fatto carico di proseguirne il lavoro.

Un aspetto che affligge i sistemi a due o più vie che sono equipaggiati da componenti di dimensioni generose (ad esempio un 15″ per la via medio- bassa e una tromba adeguata per la parte acuta) è il comportamento polare nella zona di crossover ovvero in quella porzione della banda riprodotta dal sistema in cui il programma sonoro riprodotto “passa” gradualmente da un componente all’altro.

Ebbene, in una “fetta” più o meno larga di frequenze (a seconda della tipologia di crossover utilizzato) le lunghezze d’onda e le distanze tra i centri acustici dei componenti divengono paragonabili creando delle interazioni tra i due componenti che, in queste condizioni, non agiscono più come un’unica sorgente creando così dei “buchi” e dei “picchi” nella risposta polare.

Utilizzando un componente coassiale si ottiene un beneficio perché si annulla la distanza (interasse) tra i due componenti portando così i centri acustici ad una distanza molto ridotta ed eliminando il problema di interazione nociva fra i componenti (tornando nella condizione quasi ideale di sorgente univoca).

Un altro aspetto che va considerato per prodotti che hanno l’obiettivo (oltre che di suonare forte) di mantenere un controllo della proiezione acustica per un range di frequenze il più esteso possibile, riguarda la dimensione della sorgente in relazione alla lunghezza d’onda riprodotta.

Più la frequenza si abbassa (e quindi più la lunghezza d’onda diventa grande) più il componente diventa “piccolo” se confrontato alla lunghezza d’onda. Bene, in questa condizione, la proiezione del suono sarà sempre più “larga” fino a diventare omnidirezionale per la parte più bassa dello spettro sonoro.

Con Monaco 215 CX si sono voluti applicare tutti i criteri di ottimizzazione:

  • componente coassiale per ottimizzare la transizione tra la sezione delle medio-alte e quella delle medio-basse frequenze
  • utilizzo di un doppio woofer per le basse frequenze in modo da aumentare la potenza dinamica e la proiezione del sistema alle basse frequenze (ricordate? aumentando la dimensione della sorgente radiante si aumenta la proiezione a parità di frequenze riprodotte).

A questo punto, i più attenti si chiederanno: ma se si utilizzano due woofer per la via medio-bassa, si torna a spostare il centro acustico virtuale della sezione medio-bassa del sistema e, di conseguenza, non si perde il vantaggio di utilizzare il coassiale?

E qui arriva il trucco: i due woofer lavorano insieme soltanto per quella porzione di banda (frequenze basse) dove si necessita di migliorare la proiezione, oltre che di sgravare il lavoro del coassiale riducendo la distorsione, aumentando la dinamica e l’affidabilità; da una certa frequenza in su, è solo il coassiale che lavora e quindi, alla frequenza di crossover tra medio-bassi e medio-acuti non avremo alcun problema perchè il woofer più lontano è “spento”.

Da qui la definizione di due vie e mezzo. La porzione di spettro delle frequenze medio alte è riprodotta dalla tromba; la sezione delle medio- basse è riprodotta totalmente dalla parte “woofer” del componente coassiale (comprendendo quindi la zona di crossover con la sezione delle medio- alte) e, solo per la porzione di frequenze più basse, il woofer più distante lavorerà in accoppiamento con la parte “woofer” del componente coassiale.

Info: OutlineAudio Effetti (distrib.)

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