Benessere acustico: facciamo il punto della situazione con K-array

E del meglio si è fatto, citando come esempio l’installazione presso il Teatro alla Scala di Milano, dove l’incipit progettuale è stato di dotare il teatro di un impianto di diffusione sonora fisso finalmente prestante e polivalente, sfida raccolta da K-array in maniera impeccabile, realizzando una sorta di lente di ingrandimento, ovvero rendere ascoltabile a molti ciò che senza impianti solo in pochi potrebbero ascoltare.

Un altro caso risolto con successo ha avuto come protagonista il noto Salone dei Cinquecento a Firenze, per anni gravato da una diffusione sonora inefficiente e faticosa da ascoltare.

Il Salone dei 500 è una meravigliosa sala costruita alla fine del XV secolo all’interno di Palazzo Vecchio a Firenze, che con 53 metri di lunghezza, 23 metri di larghezza, 18 metri di altezza, pareti completamente affrescate e soffitto rivestito di quadri, è uno degli ambienti più difficili in assoluto da gestire a causa del lunghissimo tempo di riverbero che compromette notevolmente l’intelligibilità.

Un approccio convenzionale avrebbe comportato la posa di numerosi diffusori a intervalli regolari lungo i due lati lunghi della sala, complicando l’installazione in termini di cablaggio e di impatto visivo.

La soluzione di K-array ha invece comportato la sola installazione di due line array da 3 metri Kobra-KK102 con tecnologia P.A.T. (Pure Array Technology), supportati e alimentati da due subwoofer Thunder-KMT18,

La presenza di due soli diffusori, peraltro con una larghezza di soli 6 cm ha permesso di dissimulare gli stessi all’interno della sala storica, a tutto vantaggio dell’impatto visivo.

Dal punto di vista della copertura acustica del sistema, il risultato è stato come prevedibile ottimale; i diffusori utilizzati infatti esibiscono una copertura  particolarmente contenuta sul piano verticale, evitando di emettere pressione acustica verso le superfici riflettenti, responsabili della perdita di intelligibilità a causa della presenza di sorgenti spurie con fase non coerente, ed indirizzandola unicamente verso l’audience.

Nella lunga chiacchierata con Andrea Torelli abbiamo toccato i punti salienti della sonorizzazione e ci siamo trovati d’accordo sulla necessità in primis della formazione tecnico-culturale degli addetti ai lavori, che vada a colmare le inevitabili lacune e catturi l’attenzione estetica degli addetti ai lavori e dei decisori.

Già da tempo K-array ha avviato con la sua K-academy un programma di formazione che vuole distribuire conoscenza prima dei prodotti, dove si vuole catturare l’attenzione dei designer su uno dei temi più importanti dell’azienda toscana che può essere riassunto nella frase “vedere poco, ascoltare bene”, ovvero capire che si può ottenere dell’ottima diffusione sonora senza necessariamente riempire l’ambiente di diffusori anti estetici, ma piuttosto di diffusori di design, realizzati con materiali e finiture non convenzionali, e sopratutto nel numero e posizioni corrette.

Tutti noi abbiamo sicuramente assistito a diatribe fra tecnici e designer, con i primi a voler installare nelle posizioni acusticamente corrette e i secondi a porre veti estetici e purtroppo abbiamo anche visto installazioni dove si è sacrificata la buona diffusione sull’altare della riduzione del budget o situazioni dove decine e decine di diffusori sono stati installati in ordine sparso e ben confuso, forse grazie ad un coordinamento tecnico latitante.

Il pensiero di K-array è in qualche modo disarmante nella sua semplicità, ovvero installare il numero corretto di diffusori di alta qualità, esteticamente da sfoggiare e non da nascondere, superando i paletti estetici con soluzioni non convenzionali.

La riproduzione delle frequenze basse infatti, necessaria per dare corpo alla musica riprodotta, richiede per questioni di fisica l’utilizzo di diffusori grandi, e la soluzione non è l’installazione di diffusori con woofer da 15″ in piena vista per garantire la gamma bassa, ma piuttosto la separazione tra frequenze medio acute e frequenze basse con diffusori diversi: i primi di piccole dimensioni, installati a vista, ed i secondi, che debbono per forza essere più grandi, in esecuzioni occultabili ad esempio nelle pareti.

Un esempio suggeritoci da Andrea è il Lyzard, un diffusore dalle dimensioni minime, che nella maggior parte delle installazioni realizzate con competenza diventa difficile da vedere, e dove la gamma bassa è affidata a subwoofer occultati ma non per questo meno efficienti.

Dove invece il diffusore si debba vedere, l’approccio dell’azienda è altrettanto disarmante: utilizzare materiali non convenzionali in finiture altrettanto non convenzionali, sfruttando i materiali per funzioni tecniche oltre che estetiche.

Ogni diffusore infatti sviluppa calore durante il funzionamento, calore dissipato dalla bobina mobile dell’altoparlante e che deve essere smaltito in maniera efficace. Da cui l’idea di realizzare il corpo del diffusore in alluminio, materiale da sempre utilizzato come dissipatore nella quasi totalità delle apparecchiature elettroniche, e qui fatto costruire da un azienda locale specializzata nella costruzione delle parti meccaniche per apparecchiature ottiche, dove la precisione regna sovrana.

Abbiamo parlato di finitura estetica, un aspetto molto importante e per certi versi grandemente decisore, da cui la scelta di fare eseguire i trattamenti galvanici di finitura da un’azienda locale fornitore di Gucci, nota eccellenza toscana famosa a livello mondiale, il cui museo sito in centro a Firenze è peraltro sonorizzato da diffusori K-array, dimostrando ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, che il connubio tra bel ascoltare e ben vedere non è fantascienza ed è realizzabile con risultati ottimi.

Il diffusore Lyzard, che abbiamo preso come esempio è sicuramente un prodotto particolare, figlio di una ricerca particolarmente curata e adatto a risolvere con eleganza situazioni particolari, ma sfogliando il catalogo di K-array non si può non notare l’incipit dell’azienda, con soluzioni sempre eleganti compatte e dalla prestazioni acustiche eccellenti, con idee realizzative non convenzionali.

La recente presentazione a ISE 2020 di Rail è un esempio sicuramente chiarificatore di come si possano far coesistere in maniera eccellente illuminazione e diffusione sonora negli ambienti di lavoro. Rail è infatti un modulo lineare da 1,2 metri di luci a LED calde e omogenee che incorpora degli altoparlanti full range, realizzando in modo coordinato illuminazione e sonorizzazione in modo elegante e discreto, sempre nell’ottica di costruire un ambiente piacevolmente fruibile.

L’idea è anche qui semplice: realizzare un sistema completo, elegante e discreto che vada ad equipaggiare gli ambienti in maniera non invasiva, diventando in ultima un oggetto di arredamento e non una inevitabile struttura dalle linee poco piacevoli da vedere.

Le soluzioni esistono e sono realizzabili, e gli esempi di successo che abbiamo visto realizzati da K-array ne danno una ampia conferma.

E’ necessario in conclusione però formare una coscienza progettuale continuamente aperta alle nuove soluzioni, alle naturali evoluzioni degli stili di vita e di lavoro, che abbia come mission finale il raggiungimento di quel benessere non solo acustico, ma completo.

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