Benessere acustico: facciamo il punto della situazione con K-array

Come recita il titolo, abbiamo fatto due stimolanti chiacchiere con Andrea Torelli di K-array sul “Benessere acustico“, certi di trovare terreno fertile in una realtà tecnologica fortemente radicata sul suo territorio, che coniuga sicuramente lo stile di vita della Toscana con gli aspetti tecnologici.

La Toscana infatti, oltre ad essere una regione scelta sovente come “buen retiro” da personaggi dell’arte e sicuramente un luogo dove assaporare cibi di nota eccellenza, è una fucina di idee, con un tessuto industriale forte e proattivo, ma sempre con un occhio rivolto allo stile di vita.

K-array è un azienda fortemente toscana, immersa nelle colline del Mugello, dove l’architettura si fonde con il territorio, e dove progettare e costruire diffusori armonizzati con l’ambiente circostante è stata in qualche modo una scelta naturale, un modo di trasferire un pensiero in un prodotto.

Andrea Torelli ha voluto sottolineare che in molti casi l’idea alla base dei progetti è stata semplicemente la formalizzazione ingegneristica di “cose” che venivano già fatte in maniera istintiva, prima fra tutti l’idea di creare prodotti belli e prestanti, convinti del fatto che, come si è potuto verificare, le due cose possono coesistere con successo.

Con questi succulenti presupposti abbiamo ascoltato attentamente progetti e idee della dinamica azienda, ma prima di parlarne è opportuno fare “due” considerazioni di carattere generale.

Il tema del benessere acustico è un argomento che ci sta a cuore da sempre, molte volte infatti su queste pagine abbiamo parlato di comfort acustico, sia nelle situazioni corporate che di intrattenimento, citando soluzioni e progetti che in qualche modo toccano il settore, che a nostro avviso non ha ancora la rilevanza che merita.

Il rumore è purtroppo presente in tutti i momenti delle nostre giornate ed è inevitabile sopratutto nei tessuti urbani e/o industriali. Le sue conseguenze sono sempre più evidenti e un’azienda come Apple, sempre attenta al wellness in puro stile californiano, non a caso ha implementato nel suo i-Watch una funzione che misura e indica il rumore assorbito durante la giornata, quasi fosse un dosimetro, definizione che troviamo azzeccata.

Non a caso poi, il noto specialista di suono e comunicazione Julian Treasure ha posto l’accento in diversi interventi e pubblicazioni sul fatto che il suono influenzi profondamente il nostro benessere e sul fatto che il rumore ha un effetto molto negativo su benessere e salute.

Nella foto da sinistra a destra: Stefano Zaccaria, Daniele Mochi, Julian Treasure e Andrea Torelli

Inutile dire infatti che i risultati indicati possono essere allarmanti e già da parecchio abbiamo messo l’accento sulla ormai non più differibile necessità di fare qualcosa per il comfort acustico, sia in termini di trattamento degli ambienti, che in termini di qualità degli impianti di sonorizzazione.

Non ci stanchiamo infatti di ripetere che le due cose devono andare di pari passo: le prestazioni di un ottimo impianto di sonorizzazione saranno ostacolate da una pessima acustica e peraltro un ottimo trattamento acustico evidenzierà le pecche di un impianto mediocre o pessimo.

Molto si è già fatto ad esempio in termini di qualità dell’illuminazione, con soluzioni moderne, in grado di valorizzare ogni momento della giornata con la luce giusta, quella che crea il comfort, ma ora è il momento di creare soluzioni altrettanto valide per il suono.

Valga per tutti l’eclatante caso degli aeroplani, dove, non ce ne vogliano i costruttori degli aeromobili né le compagnie aeree, il sottofondo musicale e gli annunci sono di una qualità ben distante da quella che molte aziende del settore audio sarebbero in grado di garantire, per rendere il volo non una inevitabile via crucis, quanto invece un lasso di tempo da vivere in relax o da utilizzare per lavorare, con il comune denominatore di un ambiente piacevole.

Benessere acustico quindi, inteso come uno stile di vita, dove la musica accompagna la persona nei suoi vari momenti in modo corretto, con l’atmosfera giusta. L’effetto della musica sulla persona è noto a tutti, non servono certo complessi studi per accertarne gli effetti, anche se ne sono stati condotti con metodologie serissime che hanno chiarito in qualche modo i meccanismi che sono alla base del wellness dato dalla “colonna sonora”.

Conosciamo tutti gli effetti della musica in palestra ad esempio (non per altro ascoltare musica con gli auricolari durante le maratone competitive è considerato doping e quindi vietato) e siamo in grado in qualche modo di scegliere abbastanza correttamente una colonna sonora per i nostri momenti, perlomeno “abbastanza correttamente”.

Anche qui il discorso si allarga e merita una trattazione a parte data la complessità delle relazioni, e tra i vari progetti che “bollono nel pentolone” di K-array c’è l’idea di proporre dei pacchetti installativi che includano anche i contenuti musicali specifici, realizzati da aziende partner specializzate, citando come esempio Taylor Music, Moodsonic e  Music Concierge.

In buona sostanza, finirà l’oscuro periodo della diffusione sonora affidata all’emittente radiofonica di turno, sicuramente facile da usare ma distante da un uso ragionato della musica di sottofondo per cedere il posto a playlist specifiche per i vari momenti basate su musiche composte “ad hoc”, più efficaci delle playlist disponibili sulle varie piattaforme e decisamente più in tema con l’ambiente sonorizzato.

“Efficaci” si, il termine chiarisce in maniera propria il contributo della musica sul benessere della persona e, come anticipato prima, diversi studi hanno dimostrato che la musica piacevole adatta al momento stimola la produzione endogena di serotonina, mentre rumori forti, stridenti o allarmanti stimolano le ghiandole surrenali a produrre cortisolo, ormone responsabile dello stress. 

Il concetto di musica “piacevole” è peraltro applicabile non solo ai momenti di svago, e studi appositamente condotti hanno dimostrato l’efficacia commerciale di una “colonna sonora” adatta alla location.

E’ stato dimostrato infatti che la presenza di un sottofondo musicale ad hoc coinvolge maggiormente la clientela, focalizzando l’attenzione sui prodotti e sulla sensazione che ne deriva, quasi si crei un ambiente piacevole durante la scelta del prodotto, sensazione che continua poi “a casa”, se il sottofondo musicale è di altrettanta qualità .

Molti negozi del comparto abbigliamento giovani  utilizzano musiche di sottofondo in qualche modo più focalizzanti, lavorando sul “tempo” dei brani e il volume di emissione. Tempi frenetici di stampo dance e volumi alti favorirebbero un minore permanenza nel punto vendita e un acquisto più compulsivo e frettoloso, adatto al genere commercializzato.

Musiche più “rassicuranti” e meno violente con ritmi che si avvicinano alla frequenza di respiro di una persona a riposo agevolerebbero invece la permanenza per un tempo più prolungato, aiutando nell’acquisto di prodotti di gamma, più costosi e che richiedono generalmente tempi decisionali maggiori.

I casi sono molteplici ed hanno il comune denominatore dell’efficacia di una colonna sonora sintonizzata sull’ambiente da sonorizzare, ma mai e poi mai lasciata al caso e diffusa da sistemi di qualità pessima, figli di installazioni non progettate e messe lì a caso, seguendo consigli o più banalmente emulando in peggio soluzioni invece ottime, sicuramente figlie di un accurata progettazione.

Ci sono ambienti acusticamente difficili da sonorizzare, questo è noto, come ci sono ambienti visivamente difficili da equipaggiare, dove vuoi per l’arredamento, vuoi per vincoli non superabili, designer e installatore si trovano a dover fare un mestiere che non è il loro, cercando magari nella più ampia delle buone fedi, di conseguire il miglior risultato. Ma si può fare meglio.

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