Panasonic introduce la tecnologia LIGHT ID

Nel corso dell’ultimo ISE 2016 abbiamo avuto l’occasione di parlare con Matteo Riva, Technical Manager di Panasonic Italia, della nuova tecnologia propriettaria sviluppata in casa Panasonic chiamata Light ID. In fondo all’articolo potete vedere la demo di funzionamento del Light ID.

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Il Light ID è una tecnologia che sfrutta la sorgente luminosa LED come sorgente di trasmissione di codici, utilizzando la retro illuminazione dei nuovi monitor Panasonic, questo sistema consente quindi di inviare dei codici allo smartphone o altro device messo a disposizione dell’utente, senza che questi debba scansionare dei qr-code o altri codici similari.

Il funzionamento consiste in un’app scaricata direttamente su smartphone o tablet dotati di una normalissima videocamera che viene utilizzata per leggere i codici Light ID,  invisibili ad occhio umano, ma generati dalla retroilluminazione dei display LED. Una volta ricevuti i codici l’app li decodifica, attivando tutte le funzionalità programmate per quel codice o inviando informazioni o altri tipi di dati al device dell’utente (un’audioguida per esempio, informazioni complementari, video, ecc..).

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Nell’esempio che potete vedere anche nella video intervista, quando l’utente punta sull’immagine trasmessa dal display, come può essere un quadro di un noto artista, l’app potrà visualizzare tutte le informazioni relative all’opera e il pittore. Altri esempi possibili possono essere quelli di un display digital signage con il quale l’utente, puntando lo smartphone verso il display, può acquistare online il prodotto pubblicizzato o riceverne informazioni. Analogamente, all’interno di una stazione ferroviaria potrebbe essere possibile ricevere gli orari dei treni o prenotare i biglietti, oppure, in un contesto conference, o educational, le applicazioni papabili si moltiplicano enormemente: dalla prenotazione di esami, alla consultazione di orari con la possibilità di prenotarsi, assistere ad una video lezione, vedere il programma di una conferenza o registrarvisi. Ovviamente sono tutti esempi abbastanza ipotetici ma orientati ad applicazioni possibili in cui le interazioni tra struttura installata e visitatore richiedono un’immediatezza e facilità di connessione utente-macchina prive di competenze tecniche, informatiche e soprattutto che consenta all’usufruitore di accedere alla funzione o all’informazione in tempo reale.

Sicuramente le applicazioni e i mercati cui questa soluzione può rivolgersi sono molteplici e tutte ancora da realizzare, essendo questa una nuova tecnologia applicata ai display, ma possiamo affermare senza timore che il digital signage, l’educational, il conference, il museale, l’hospitality, eccetera, non sono che alcuni pochi esempi dei tanti ambiti applicativi in cui questa tecnologia può essere applicata.

Uno dei vantaggi nell’utilizzo del Light ID sta nel differente metodo di acquisizione dei dati, che a differenza della lettura delle immagini, come i codici QR o marker AR, questa tecnologia consente agli utenti di non tenere il ricevitore in una posizione obbligata e non richiede tempo per la messa a fuoco e il riconoscimento di immagini complesse.

Tutti gli utenti devono solo puntare la fotocamera dello smartphone verso una sorgente luminosa a LED o verso l’oggetto illuminato e l’app immediatamente riconosce l’ID nella Luce, anche a distanza ed eliminando anche la necessità di spostarsi tra la folla per avvicinarsi alla sorgente dei codici.

Un’altro grande vantaggio sta nella elevata velocità di trasmissione. Infatti l’informazione viene letta dividendo le immagini ricevute in blocchi e ciò permette una rapida decodifica di informazioni a una velocità superiore rispetto a quella delle immagini video legate al frame rate dello smartphone.

Non scordiamoci inoltre la mancanza d’interferenza, se non quella legata a fattori di ostacolo nel campo visivo tra il device e il display. A differenza dei sistemi di trasmissione tradizionali come la tecnologia Bluetooth, le onde ultrasoniche, la radiofrequenza o gli impulsi audio, un sistema basato sull’intermittenza luminosa dei LED è immune da qualsiasi problema d’interferenza esterna o data altre sorgenti di codice (in questo caso i display) troppo vicine, rendendo così possibile generare set di dati tramite più display installati anche in posizioni adiacenti.

Potete vedere nel filmato qui di seguito, il funzionamento del Light ID, nella presentazione che Matteo Riva, Technical Manager di Panasonic Italia, ci ha fatto ad Amsterdam durante l’ISE 2016.

 

Info: Panasonic Italia 

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