MIR, antichi retaggi e nuove aspettative per una fiera in crescita che apre a sistemi integrati e video pro

Chi ha più o meno lunga memoria ricorderà i fasti, i nefasti, i giorni antichi e quelli obsoleti, nei padiglioni riminesi del SIB. Sarà per l’aria che si respira alla Fiera di Rimini o sarà per lo spirito “unz unz” che ancora aleggia e risuona nei suoi padiglioni e lungo i lidi costieri, un po’ torna ancora alla mente il SIB – senza troppa nostalgia – e tutto ciò che fu la più importante fiera espositiva e kermesse di eventi specializzata nei sistemi audio e lighting dello spettacolo in Italia.

Lo “spettro” del SIB sembra tuttavia dissolversi nella memoria anche dei visitatori più veterani (che comunque non mancavano) in questa seconda e rinnovata edizione del MIR, una manifestazione che, pur conscia della propria eredità, sta cercando di conquistare e riconquistare un posto di rilievo nel territorio italiano.

A tutti gli effetti, viste le aspettative e la “voglia di fiera“, che si respirava tra gli espositori presenti e visitatori, l’Italia ha bisogno di queste fiere. Non tanto per le grandi aziende (system integrator, big rentals, ..), integratori e professionisti affermati e tutti quegli attori di mercato che, sempre e comunque, saranno presenti alle più importanti e blasonate fiere dei rispettivi settori. Piuttosto c’è bisogno di fiere di questo tipo per dare un’indiscriminata possibilità a tutti gli operatori del settore (dei settori) e a chi, lavorando o non potendo, non può spendere tempo, soldi o personale in trasferta ad Orlando, Amsterdam, Londra, Las Vegas o Francoforte.

Il MIR apprezzabilmente cerca di riconquistare il terreno dell’Audio e Illuminotecnica professionale per l’entertainment che ProLight+Sound ha perso negli ultimi anni e che il SIB ha lasciato scoperto da decenni. Al tempo stesso – simultaneamente e nello stesso contesto – MIR cerca con coraggio e intraprendenza di conquistare il proprio posto anche nei settori dell’installazione/system integration e del broadcast grazie all’ormai collaudato IBTS.

Modello, taglio e misura con cui queste manifestazioni devono “vestirsi” sono però il quid centrale: non possiamo dire risolti dubbi e difficoltà di formulare un modello di evento che raccolga successo di visitatori e contatti, successo di vendite post fiera, case costruttrici, prodotti freschi freschi di lancio, rivenditori, distributori, professionisti, agenti di commercio, enti, associazioni, occasioni di formazione, logistica, grandi buffet, party post fiera, eccetera. Ma è un dubbio che non possiamo definire del tutto risolto per la stragrande maggioranza degli eventi fieristici.

Non possiamo neanche dire che un taglio espositivo che unisce e mischia tre settori affini (live, system integration e broadcast), attigui ma allo stesso tempo lontani per stile, contenuti e pubblico, possa funzionare senza qualche inevitabile controindicazione e difficoltà di convivenza o di orientamento.

Non possiamo dire, infine, che la misura, tutt’oggi contenuta in termini di quantità di espositori e visitatori rispetto alle fiere di riferimento internazionali, possa dare (o pretendere di dare) uno slancio definitivo ai tre mercati.

Certamente non c’era la pretesa di trovare subito al secondo colpo (edizione) un modello, taglio e misura di sicuro successo ma, con i naturali e leggittimi accorgimenti, può esserne l’obiettivo a medio termine.

Su altri “lidi”, c’è chi preferisce scompattare eventi di questo tipo in roadshow, eventi B2B, demo one-to-one, visite porta-a-porta. E’ forse un po’ questa natura dicotomica di “fare provincia” o “fare metropoli” quella da cui l’Italia non sembra riuscire a svincolarsi, o probabilmente è la ricetta giusta per raccogliere il massimo (numero di biglietti da visita e contatti diretti) da un territorio spesso economicamente frazionato e non sempre interconnesso. Forse un sostegno o supporto di quelle che oggi sono le autorità espositive di riferimento potrebbe rappresentare la ciliegina sulla nostra casereccia torta.

Alla fine, però, ciò che conta è conoscersi e conoscere. E in contesti come quello del MIR e IBTS, e di tutte le manifestazioni espositive, conoscere vuol dire anche approcciarsi ed assimilare le nuove tecnologie, nuovi trend, nuove professionalità, opportunità di consolidare, diversificare ed espandere il proprio business. Una conoscenza che può consentire all’Italia, anche quella della remota provincia, di innovarsi, rinnovarsi e crescere.

A questo servono le fiere, questo è ciò che serve alle fiere.

Nel prossimi articoli la Redazione di IntegrationMag andrà nel dettaglio delle due manifestazioni, MIR e IBTS, e dei prodotti ed espositori che l’evento ha ospitato.

VAI ALL’ARTICOLO: Music Inside Rimini 2017, impressioni di Redazione e d’Organizzazione

VAI ALL’ARTICOLO: MIR 2017: espositori e prodotti

 

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