Sicurezza 2015 | Una “fiera” manifestazione di sicurezza, alla ricerca di concretezza e opportunità

Fiere, marketing, resse, padiglioni, riflettori, prodotti lustri, illustri e illustrati. Questo non è certamente il mercato reale ma forse è l’agente di commercio del settore. Che male c’è? Nulla, finché la fiera riscuote successo. E così è stato, tutto sommato, anche quest’anno alla fiera di Rho per Sicurezza 2015.

Ci diciamo sempre essere tutti stanchi delle fiere tradizionali; dalle aziende espositrici, visitatori e operatori del mercato, rivenditori, media. Eppure, in molti casi, non possiamo o non riusciamo farne a meno. C’è sempre una percentuale più meno grande di visitatori che riesce a fare a meno delle fiere, mentre una percentuale forse minore di aziende rinunciano e in qualche modo denunciano un dissenso, un malessere, una difficoltà organizzativa, una polemica o una scelta strategica. In questa Sicurezza 2015, come vedremo nell’articolo sui “numeri” della fiera, si è palesato maggiormente il calo degli espositori mentre il numero di avventori crediamo abbia lasciato soddisfatti gli organizzazione quanto gli espositori. E questo ci pare essere un dato rilevante.

IMG_3063

Una riflessione critica può essere quella conseguente allo spegnimento dei riflettori e allo smantellamento degli stand. Chiusi i cancelli, sventrate le strutture degli stand, buttata e speriamo riciclata una montagna di carta patinata e appesi i badge identificativi sull’attaccapanni dell’ufficio, che cosa ne rimane? Sempre un sacco di lavoro: il follow up degli espositori verso i visitatori, quello dei media e dell’ente fiera verso gli espositori, quello di alcune aziende espositrici che pretendono gentilmente articoli magnificanti e dettagliati sulla loro partecipazione alla fiera, la richiesta dei visitatori di preventivi o di disponibilità delle nuove tecnologie viste e trovate in fiera spesso deluse da prezzi ancora troppo alti o da consegne previste per l’anno successivo, le conferme di partnership e intese commerciali stabilite nei corridoi tra gli stand, al bar o fuori dalle uscite di sicurezza con l’occasione di placare i vizi tabagistici o di soddisfare il piacere dell’aria aperta, eccetera. Insomma una più o meno frenetica rincorsa che non sempre si concretizza in opportunità di business reali.

Il mercato viene apparentemente “triggerato” dalle fiere e nel periodo immediatamente successivo il fervore comunicativo e di relazioni esplode descrivendo quasi sempre, e qualche volta solo apparentemente, un settore in crescita.

Tanti altri invece sono tornati a casa e la mattina successiva hanno ripreso il furgoncino per andare a tirare un po’ di coassiali, salire su un “charlie-picker” a montare qualche videocamera, configurare reti o a bestemmiare in turco perché l’assistenza tecnica di qualche azienda era ancora impegnata a smontare i pannelli in cartongesso dello stand in fiera.

IMG_3000 crop

Chi forse beneficia di queste fiere sono i venditori. Ah che manna le fiere! Il carnet degli ordini l’ho lasciato a casa insieme ai bigliettini da visita perché tanto in fiera ormai non si vende (quasi) più e appena rientro mando a manetta preventivi e offerte a tutti gli avventori al nostro stand, anche ai giornalisti! Questo è generare volume di vendita? Non ne siamo così certi. Anzi se ne avete bisogno vi giriamo qualche offerta con sconto fiera che abbiamo ricevuto in redazione in questi giorni!

Ma quanti ordini sono stati presi in fiera? Qualcuno di voi è uscito con lo scatolone “ex-demo” sotto braccio o siete usciti con un pezzo di foresta amazzonica di brochure e cataloghi enciclopedicamente pieni di codici prodotto di viti e vitine? Qualcuno invece ci ha dato CD-ROM e pennette USB. Che Iddio benedica il digitale nostro redentore!

Ciò che veramente conta in queste fiere sono le relazioni, non c’è aspetto più creativo e produttivo che le relazioni, le persone. Relazioni e persone fanno il prodotto, fanno le aziende, fanno il business. Tutto il resto è solo un pretesto o uno strumento. Queste fiere sono i moderni pub, senza karaoke né partite di calcio su Sky, del business. Anzi inviterei tutti ad organizzare la prossima Fiera Sicurezza, o qualsiasi altra, all’Oktoberfest, o al VeganFest se vogliamo essere più salutari.

Ad ogni modo il flusso comunicativo e relazionale che c’è tra brand – distributori – rivenditori – installatori – progettisti – buyers – utenti/operatori, se in fiera sembra a portata di stretta di mano, una volta tornati in ufficio, magazzino o studio che sia, ci troviamo molto spesso a riprendere le solite abituali relazioni o ci ritroviamo a rincorrere qualcuno che non risponde al cellulare o che ti richiama l’anno successivo per invitarti in fiera. Per lo meno tranne che con il venditore di cui sopra e i suoi insistenti follow up, quello ti richiama sempre (se non hai problemi col prodotto).

Cosa ne rimane? Tre cose a nostro parere: le relazioni personali, l’informazione tecnologica e la formazione professionale. A tutti gli effetti la dimensione umana del business.

IMG_2977-001

Il dato più positivo a nostro modo di vedere è quanto anche le fiere sempre più stiano dando spazio alla formazione e all’informazione piuttosto che alla mera speculazione commerciale legata al turn-over di nuovi prodotti semplicemente re-designed rispetto l’anno precedente. E questo ci sembra essere un merito più delle fiere e dei magazine di settore che non delle aziende espositrici stesse. Deh, non illudetevi che lo show manager sia un moderno e generoso benefattore pieno di grazia; affatto.

Il perseguimento forsennato di fatturato o di ritorno sull’investimento della fiera ha spesso obnubilato un principio elementare della tecnologia: per utilizzarla bisogna capirla. Non basta certo il cartellino accanto al prodotto esposto o gli adesivi appiccicati sulle pareti dello stand (se non si sono staccati dal calore del faretto alogeno poco più sopra). Al tempo stesso, all’interno dello stand difficilmente c’è il tempo di spiegare il prodotto, c’è solo tempo di prendere il biglietto da visita, chiedere di che cosa si occupa il visitatore e dire “toh, c’ho giusto il prodotto che fa per te, t’interessa?” mentre contemporaneamente il venditore si gira verso un altro avventore chiedendo “ha bisogno?”.

Alcune aziende invece, anziché esporre tutto il loro catalogo o brandizzare anche le toilette, hanno capito che è possibile insegnare persino ai professionisti. Posto che chi insegna lo sappia fare e che i professionisti sappiano rinnovarsi, apprendere, individuare nuove prospettive o addirittura nuovi concetti e mercati possibili. Tant’è che la verità opposta è che alcuni professionisti hanno capito che è possibile imparare ancora qualcosa: molti di questi erano nelle sale dei seminari, gli altri presenti volevano solo i crediti formativi o il buffet finale. L’ho fatto anch’io, ma non per i crediti.

Questa è una Sicurezza, ma non è l’unica sicurezza per gli operatori, anzi: attraverso il web, grazie agli eventi formativi o informativi che le aziende realizzano durante i rimanenti 362 giorni dell’anno (visto che per tre giorni siamo stati tappati in fiera), e grazie ai magazine come IntegrationMag che si dedicano a tutto tondo alle fiere, alla formazione e all’informazione tecnologica, siamo in grado di dirci forse pronti al prossimo preventivo per un’installazione con le più recenti e innovative tecnologie della videosorveglianza.

Quantomeno speriamo che tornati in ufficio non ci sia ad attenderci un fax su carta termica con la richiesta di installare un video recorder su VHS da collegare a un TV FullHD che il cliente aveva in casa!

Rimani aggiornato con le ultime news su tecnologie e prodotti dedicati all'integrazione dei sistemi!

Rimani aggiornato con le ultime news su tecnologie e prodotti dedicati all'integrazione dei sistemi!

CLICCA QUI PER ISCRIVERTI!

You have Successfully Subscribed!

Vai alla barra degli strumenti